Alle domande su ostetricia e ginecologia ha risposto il dottor dello Studio Medico Associato.
Ginecologia e ostetricia
dottor Giorgio Gottardi

La ginecologia si occupa dell’apparato genitale femminile. Detta così, la definizione suona un po’ fredda: è soltanto, appunto, una definizione teorica. Nella pratica, le questioni che ruotano attorno a questa specialità sono infinite: prevenzione, sessualità, maternità, menopausa... Bastano queste parole a dare un’idea di quanto ampio, delicato, importante sia il campo entro il quale si muovono i ginecologi e gli ostetrici.
Ma vediamo qualche altra necessaria, «fredda» distinzione, utile per la scelta di un medico.
I ginecologi possono essere «di base» (si occupano di tutti i problemi che riguardano l’apparato genitale) o specialisti, come i ginecologi-oncologi, che si occupano di tumori, o gli specialisti di «uroginecologia» (problemi legati all’interazione tra apparato genitale e apparato urologico). L’ostetrico segue anche, o soltanto, gravidanza e parto.
Il ginecologo sta a metà strada tra il medico di base e lo specialista, perché ci si rivolge a lui a tutte le età: in ogni periodo della vita si hanno esigenze o patologie particolari, dalle prime mestruazioni alla contraccezione, dalla gravidanza alla menopausa. Sarebbe importante farsi seguire sempre dallo stesso medico: se conosce la nostra storia fin dall’inizio, sarà poi in grado di valutare meglio il problema del momento.
Dal ginecologo si va se si hanno o si sospettano problemi ormonali o dell’apparato genitale, ma anche a scopo preventivo (è bene fare visite regolari, che comprendono per esempio il pap-test o il controllo del seno), per farsi consigliare e prescrivere metodi contraccettivi, per problemi di sessualità (se è il caso, si verrà poi indirizzati a un sessuologo) e nella terza età per problemi tipici dell’invecchiamento come il prolasso dell’utero o l’incontinenza urinaria.

 
Domande e Risposte
Ogni quanto tempo bisogna fare una visita ginecologica?
In linea di massima una volta all’anno, se non si hanno problemi o esigenze particolari, per controllare se va tutto bene. Naturalmente, in gravidanza o se si fanno cure (per esempio si prende la pillola contraccettiva o si segue una terapia ormonale sostitutiva, in menopausa) i controlli sono molto più ravvicinati.
Dal ginecologo si va solo quando si sta male?
Assolutamente no. La visita ginecologica ha o dovrebbe avere funzioni importantissime nella prevenzione. Si fanno controlli legati all’ambito ginecologico (dal pap test al controllo del seno) e altri più generici, che riguardano il benessere psicofisico. Per scoprire altre patologie o per individuare fattori di rischio. Per esempio, ritengo giusto controllare ogni volta il peso e la pressione. Ho scoperto molti casi di ipertensione in ragazze o donne che non avevano altre occasioni di controllo perché stavano mediamente bene, e da anni non andavano da un medico. Spesso il ginecologo diventa una sorta di «medico di base». In una ricerca americana che chiedeva tra l’altro alle donne una definizione del ginecologo, più di metà delle intervistate ha detto «è il mio medico di base». Ecco perché è importante una visita annuale, regolare, e sempre con lo stesso medico: purtroppo per adesso questo è possibile soltanto nel privato. In una struttura pubblica è difficile trovare anno dopo anno lo stesso specialista.
Che cos’è il pap test?
Il più diffuso, affidabile mezzo di prevenzione dei tumori al collo dell’utero. Per saperne di più potete fare un salto alla nostra edicola, dove c’è un contributo dedicato alla prevenzione femminile.
A che età si inizia ad andare dal ginecologo?
Sicuramente quando si inizia ad avere un’attività sessuale. Anche prima, se ci sono problemi. Per esempio ormonali, o che riguardano le prime mestruazioni, infiammazioni o altro. Un’adolescente può e deve andare dal ginecologo anche per un colloquio, senza fare la visita. Anche in questo caso, sarebbe importante avere una figura di riferimento precisa, un ginecologo di fiducia con il quale ci si trova bene e dal quale si continua ad andare, anno dopo anno. Cosa in genere impossibile nelle strutture pubbliche, dove i ginecologi possono cambiare. Molti consultori, comunque, hanno servizi specifici per le adolescenti.
Anche una vergine può fare una visita ginecologica?
In molti casi sì. L’imene, la membrana che si rompe ai primi rapporti, non sempre è così «rigido» o chiude così tanto la vagina da impedire la visita. Ma se anche non fosse possibile, con un’ecografia dell’addome, che ci permette di fare tutti i controlli del caso.
Il ginecologo può aiutarti se non riesci ad avere un figlio?
Sì, ti può aiutare a verificare e individuare il tuo problema, poi a pianificare una strategia. Ma oggi infertilità e sterilità si affrontano in equipe: richiedono la sinergia di più specialisti. Il ginecologo può aiutare la donna a un primo livello; al secondo, le cose si fanno più complesse. Questo sito dedica un forum a tutti i problemi di infertilità e sterilità.
In quali casi è meglio andare da un ginecologo maschio e in quali da una femmina?
È una decisione assolutamente personale. In linea di massima con le femmine si ha un impatto di maggior confidenza; ma ci sono casi in cui proprio il minor coinvolgimento emotivo del maschio può essere di aiuto. Non esistono regole. Cioè, una regola c’è, e anche molto importante, ma non riguarda il sesso del ginecologo: ogni volta che ci si rivolge a un medico, e a maggior ragione se deve diventare il nostro medico di fiducia, è assolutamente necessario che ci «piaccia». Uno specialista che «va bene» per una persona può non andare bene per un’altra. La donna deve sentirsi a proprio agio, sentire che si instaura la cosiddetta empatia, quella «corrente positiva» che permetteconfidenza, fiducia, comprensione. Se non succede, e soprattutto se da parte del medico non c’è un atteggiamento di ascolto e attenzione, è bene cambiare medico. Anche se avesse decine di titoli e un curriculum impeccabile, e anche se centinaia di altri pazienti con lui si trovano benissimo.
È il ginecologo che decide un metodo contraccettivo adatto o è la donna che sceglie?
Azzardando una percentuale, è la paziente che sceglie all’80%, cioè a meno di oggettive controindicazioni. Ogni donna deve innanzitutto chiedere al medico chiare informazioni su TUTTI i metodi contraccettivi, chiedere chiare spiegazioni su eventuali controindicazioni, poi decidere il più possibile serenamente (da sola o, se ritiene, insieme con il suo compagno). Oggi esistono contraccettivi innocui o quasi, perciò la scelta dovrebbe essere sempre abbastanza ampia. È una scelta che solleva problemi etici e culturali: sono «giusti» (cioè bisogna tenerne conto e rispettarli) se sono della donna; «sbagliati» se sono del medico: i suoi princìpi e le sue idee non devono condizionare le decisioni della paziente e non devnono essere fatti passare per problemi fisici, controindicazioni, pericolosità e altro. Dunque, più informazioni la donna ha sulla contraccezione, maggiore sarà la sua possibilità di verificare che il medico le stia offrendo tutte le possibilità del caso.
Ci sono timori legati alla visita ginecologica?
Sì, è ovvio, soprattutto alla prima visita. Ma quasi sempre le ansie, le aspettative, le paure che si hanno prima sono superiori alla realtà della visita. Se il medico riesce ad «ammortizzare» i timori, a essere delicato, a spiegare tutto ciò che può o deve fare, raramente la visita (che è del tutto indolore) è un fatto sgradevole.
Che procedure esistono per fare un aborto?
Meglio parlare di IVG, interruzione volontaria della gravidanza, per distinguerlo dall’aborto spontaneo e perché così lo chiama la legge. Si fa soltanto in strutture ospedaliere (ai medici è vietato farlo privatamente), entro 90 giorni dal primo giorno dell’ultima mestruazione, ritenuto l’inizio «ufficiale» di una gravidanza. La legge richiede come primo passo un colloquio con un ginecologo, per avere chiarimenti, informazioni ed eventualmente riassicurazioni (in genere si è in una situazione emotivamente complicata), per farsi redigere un certificato richiesto poi dall’ospedale e per sapere qual è la procedura da seguire, dove andare eccetera. I ginecologi sono liberi di praticare l’«obiezione di coscienza», cioè possono rifiutarsi di fare certificati e interventi: dunque, la prima cosa da fare, se si ha intenzione di interrompere una gravidanza, è chiedere al proprio ginecologo se è o no obiettore, per non perdere tempo prezioso e per evitare spese inutili. La legge prevede e tutela l’IVG anche per le minorenni, con una procedura un po’ diversa: i ginecologi, i consultori e gli ospedali possono e devono dare tutte le informazioni necessarie.